“Materiale corporeo umano”

In Belgio feti ed embrioni sono “materiale corporeo umano”. Una definizione senza precedenti.
11 AGO 20
Ultimo aggiornamento: 17:35
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Bruxelles. In Belgio feti ed embrioni sono “materiale corporeo umano”. Una definizione senza precedenti, usata per poter rientrare nella legge che regola “l’ottenimento e l’utilizzo” di materiale umano destinato a usi medici o a fini di ricerca. Un via libera all’uso di embrioni senza limiti, come semplice materiale da laboratorio. Quando il testo è stato approvato dalle Camere e re Alberto lo ha firmato, la stampa belga non ha avuto reazioni. Anche i cattolici in Parlamento, i pochi che restano, hanno votato a favore. L’unica a reagire è stata la Conferenza episcopale locale, che ha definito “agghiacciante” che l’essere umano in divenire fosse considerato “materiale biologico”. Qualcuno ha prontamente detto che alla chiesa interessasse più che altro mettere in difficoltà il re, un cattolico che ha già firmato la legge sull’eutanasia, per farlo abdicare a favore del più osservante Filippo, figlio di Alberto ma erede designato di quel re Baldovino che lasciò il trono per due giorni pur di non firmare la legge sull’aborto. In realtà Alberto, che pure non ha la stessa sensibilità del fratello e del figlio, non poteva permettersi di puntare i piedi con una crisi economica in corso e una gran parte della popolazione che non vede l’ora di disfarsi della monarchia. Così ha preferito prendere atto del fatto compiuto.
La nuova legge belga è stata costruita in sordina, senza alcuna pubblicità, a partire dalla richiesta dei socialisti di regolamentare la gestione delle cellule staminali del cordone ombelicale. Ad essere contestato era l’operato di una banca, che le conserva e le vende. Le Camere hanno quindi colto l’occasione per includere nel testo anche gli embrioni, e spalancare così la porta alla ricerca senza limiti. “I parlamentari dicono di aver recepito una direttiva europea – spiega al Foglio Carine Brochier, dell’Istituto europeo di bioetica di Bruxelles – ma non sono stati ancora in grado di mostrare un testo europeo che faccia rientrare gli embrioni nella categoria di ‘materiale biologico’”. Per la legislazione belga, invece, la definizione di embrione contenuta in questa legge non costituisce nulla di nuovo. La stessa etichetta (“insieme funzionale di cellule” che è “suscettibile”, sviluppandosi, di dar vita a una persona) era già stata usata nella legge sulla ricerca sugli embrioni del 2002 e in quella sulla procreazione medicalmente assistita del 2007. Persino nella Gran Bretagna superpermissiva in tema di bioetica, che ha autorizzato cloni e chimere, esiste una legge apposita per gli embrioni, che li distingue dalle altre cellule. Per la normativa belga, invece, un feto equivale a un frammento di pelle. “Credo anche che il testo sia poco chiaro – dice Brochier – ad esempio quando non specifica se, dopo alcuni anni, nel caso in cui non fosse possibile rintracciare i genitori, debba essere un comitato a decidere per loro cosa fare dell’embrione. E si tratta di ‘utilizzi secondari’ non meglio specificati ai quali il donatore acconsente nel momento della donazione”. In realtà il Belgio aveva molta fretta di risolvere il grande problema di che cosa fare degli embrioni congelati, “residui” delle pratiche di fecondazione in vitro. Qui ci sono team di scienziati che da anni lavorano al limite del consentito e non vedono l’ora di andare avanti con la ricerca. Per questo serviva che l’embrione fosse considerato semplice materiale da laboratorio.
La legge ha ora semplicemente cristallizzato la situazione. Questo sì, come in Gran Bretagna. “Non c’è nulla di peggio di un imprimatur legislativo su uno stato di fatto che consente le peggiori barbarie – dice Josephine Quintavalle, dell’organizzazione londinese per la bioetica Comment on Reproductive Ethics –. La legge deve opporre dei divieti: se non è buona allora è molto meglio non averla affatto. Se è permesso usare gli embrioni per la ricerca, lo faranno anche i medici la cui coscienza è ancora in bilico. La legge del 1990 su fecondazione ed embrioni chiede di presentare una richiesta all’Authority (Hfea), ma non ne è mai stata respinta nessuna. In Inghilterra basta avere un’idea in testa e ti danno il permesso di andare avanti”. A spostarsi, sempre più velocemente, è la frontiera che delimita quello che la scienza può e non può fare, quella che stabilisce cosa è vita e cosa non lo è, cosa ha dignità e cosa invece può essere uno strumento. E si abbassa irrimediabilmente la soglia del consentito. “La definizione belga è grottesca – commenta il professor Angelo Vescovi, biologo e studioso di cellule staminali – perché non esiste nessun parametro oggettivo e non questionabile per distinguere la dignità di un embrione da quella di un essere umano. Secondo questa legge tutti noi siamo semplice ‘materiale biologico’. Ma non ci sono normative europee chiare che evitino episodi di questo genere e tutti si arrangiano come preferiscono”.